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31.7.25

IL FIORE AZTECO CON NOI / IPPOLITA LUZZO


"Che responsabilità abbiamo noi che leggiamo? Cosa indichiamo a chi, a sua volta, ci legge? Quale messaggio passa da moltissimi blog, letterari, che dovrebbero usare la lettura come potere scardinante l’omologazione e la dissacrazione? Ecco ciò che mi abita come pensiero. Sull’uso del corpo come oggetto neutro poi ci sarebbe da discutere troppo. Si dimentica che il corpo parla. Manda messaggi che confondono. Mi rendo conto però che fare discorso simile qui è difficile leggendo del corpo di Carlos, che si piega, si contorce, può quasi sparire. Una vera magia. 

 La magia della lettura ci porta poi a Fabio il protagonista che attua i suoi giochi erotici e di desiderio  verso una immagine di donna dimezzata 
 "mi riferisco a quello che è disegnato nel libro di magia, sorridente, con gli occhi neri e le braccia incrociate, mezzo corpo sezionato su un tavolino. L’illusione è quella di metà donna viva, dal punto vita in su. Si vedono le quattro gambe del tavolino (è la cosa più difficile,  a me ne rimangono sempre tre, per la non corretta disposizione degli specchi) e il taglio del corpo, diciamo, la sezione, appoggia su un vassoio da cameriere. La mezza donna indossa un piccolo top con un volant che lascia supporre la forma del suo minuscolo seno. Incrocia le braccia sotto quelle tettine. La pelle ha il colore giallo dei fogli del libro, come la pelle del tavolino. Sembrano pergamene."

Siamo in Argentina fra magia e realtà all'epoca della guerra delle Falkland, un conflitto militare combattuto tra aprile e giugno 1982 tra Argentina e Regno Unito per il controllo e il possesso delle isole Falkland.
Fabio si racconta dai suoi undici anni, tredici, diciotto, diciannove, venticinque, trentatré anni, e racconta la nonna, Maria Marta, Carlos e Carmen con il gioco, la magia, l'illusione e la follia. 

Tradotto da Gianni Barone lo scrittore Gustavo Nielsen è nato a Buenos Aires e lavora come Architetto. I racconti del suo Playa quemada sono stati pubblicati in antologie in Messico, Spagna e Venezuela. Oltre a La flor azteca ha pubblicato i pluripremiati romanzi: El amor enfermo, Los monstruos del Riachuelo, Marvin, Auschwitz, El corazòn de Doli, e La otra playa.

Gianni Barone ci riporta anche la testimonianza di Nielsen dopo la traduzione in italiano https://milanesaconpapas.blogspot.com/2025/01/il-fiore-azteco-gianni-barone.html "Voglio che sappiate che le cose più tristi del romanzo sono reali e autobiografiche -l'arruolamento per il conflitto delle Malvinas e la morte precoce del mio amico Quico (Carlos nel testo)-, e che la tristezza che questi due avvenimenti hanno continuato a produrre nel corso della mia vita ha fatto sí che io non abbia più voluto parlare di quel romanzo (una sorta di rimozione) fino a poco tempo fa. 
Però ora molte cose sono cambiate: devo riconoscere che mi sono sentito onorato per la pubblicazione del libro nel paese di mio nonno Vicente e credo anche che la traduzione e le buone critiche abbiano contribuito a farmi superare il mio trauma"

Pubblicato da Tempesta Editore una casa editrice nata nel 2011 dall’idea di esplorare il mondo dei diritti civili e ha poi allargato i suoi orizzonti fino alla saggistica musicale, alla filologia, al benessere, alle varie sfumature della romanità e alla narrativa, sempre cercando, però, testi con un taglio particolare.
Il lettore ideale della casa editrice è chi cerca un libro senza “scadenza”.
 Giovanni Barone Traduttore indipendente ha collaborato alla collana Autores italianos contempóraneos pubblicata dall’editore argentino Laborde, per la quale ha tradotto, con la moglie Mirta Vignatti, La sonrisa del ignoto marinero di Vincenzo Consolo. In seguito ha dato voce italiana ad Animali domestici di Guillermo Saccomanno e a Carne di cane di Pedro Juan Gutiérrez (entrambi per le edizioni e/o). La metà del doppio di Fernando Bermúdez (Edizioni Spartaco) https://www.diatomea.net/author/gianni-barone/
Onorata di ospitare questo libro testimonianza di sinergie fra i continenti, di antiche discendenze e di storie sempre nostre."

30.7.25

CHIARA TEMPESTA / IL FIORE AZTECO

"I migliori rapporti sessuali che ho avuto con la mia mano destra li devo a 'il fiore azteco'. Ma non a quel fiore di cui raccontava mia nonna, quello del Parco Giapponese ( una testa parlante su un vassoio); mi riferisco a quello che è disegnato nel libro di magia, sorridente, con gli occhi neri e le braccia incrociate, mezzo corpo sezionato su un tavolino. L'illusione è quella di metà donna viva, dal punto vita in su."

 Chiara 

29.7.25

GIANNI BARONE / IL FIORE AZTECO

 

"Va detto. All’inizio il romanzo è sfrontato , se vogliamo (se ancora si può usare questo aggettivo) scandaloso. L'autore non ha remore nel descrivere le tempeste ormonali del maghetto Fabio, di cui seguiremo tutte le caratteristiche e gli sviluppi del suo universo erotico, dalle risate che ci strappa con i suoi primi spettacolini di magia fino a toccare corde liriche e struggenti in un finale di avvolgente illusione surreale. E fa bene l'editore a specificare che trattasi di edizione integrale, dacché in certi momenti si va anche oltre le esuberanze sessuali del Portnoy di Roth. Tanto per fare un esempio.
Ma "Il fiore azteco" è soprattutto un romanzo di formazione, l'autore gioca col suo doppio, alterna finzioni e verità, e a metà della storia svela il motore che lo ha spinto a scrivere: il trauma della guerra delle Falklands-Malvinas del 1982, cui egli nella realtà ha partecipato come recluta insieme all'amico Carlos.
Il linguaggio spregiudicato diventa allora di denuncia. Denuncia di un regime che, sfidando ogni credibilità, aveva voluto imbarcarsi in un'avventura dalla tragedia annunciata, causando la morte di centinaia di giovani coscritti. Denuncia della corruzione dei gradi più alti dei militari argentini, delle condizioni delle reclute, della situazione di un paese che per sopravvivere doveva inventarsi le cose più impensabili.
"Il fiore azteco" è un romanzo che sorprende, spudorato e lirico al tempo stesso. Divertente e commovente. Un romanzo che saprà farvi fare grasse risate, che forse vi farà arrossire in certi passaggi particolarmene hard, ma che alla fine vi lascerà con un groppo alla gola.
Il libro, nella sua struttura, è significativo di una linea di tendenza della letteratura argentina (linguaggio, contesto, sesso come vitalità e disperazione, memoria storica). Molti lettori lo hanno apprezzato. Se ancora non lo avete letto non perdetelo, datemi retta."

21.7.25

IL FIORE AZTECO EN LA FERIA DEL LIBRO DE ELBA / GIANNI BARONE

"Amici dell'Elba e voi, beati vacanzieri che vi godete il mare in cotanti lochi, se avete voglia di unire al dilettevole l'utile (che troverete anche stimolante e divertente) fate un salto allo stand di Chiara Tempesta al BookFestival di Rio nell'Elba. È aperto fino a mezzanotte e potrete apprezzare l'accoglienza e la simpatia di Chiara, lo charme dello sciupafemmine Stefano e tanti bei libri di cui qui vi mostro alcuni esemplari."
 

21.5.25

IL FIORE AZTECO EN EL SALONE INTERNACIONALE DEL LIBRO DE TORINO / CHIARA TEMPESTA




Lettore caro, sei a Torino, ti aggiri per il Salone del Libro, sai già dove soffermarti, chi vedere e con chi parlare. Però se non conosci le edizioni Tempesta, fermati qualche minuto allo Stand T102 Oval. Troverai una calorosa accoglienza, tanti libri di qualità, e soprattutto un romanzo che ti incanterà, ti farà ridere e piangere e ti sorprenderà: "Il fiore azteco" dell'argentino Gustavo Nielsen che qui vedi in foto. Grazie per la tua attenzione.



20.5.25

IL FIORE AZTECO EN TORINO / GIANNI BARONE

 











"Tra poco ci siamo. L'appuntamento col Salone de Libro è sempre emozionante e io, che non potrò esserci per varie ragioni, seguirò le giornate da casa.Faccio fin da ora i miei migliori auguri a tutti, espositori, autori e in particolar modo alle case editrici indipendenti con le quali sono in comunicazione: da Arkadia a Terrarossa, in ordine alfabetico, passando attraverso Castelvecchi, Edicola, Miraggi, Neo, Qed, Spartaco.Ma quest'anno il mio cuore batterà un po' più forte per Tempesta Edizioni, nel cui stand troverete, tra tante importanti pubblicazioni, anche il romanzo "Il fiore azteco" del mio amico Gustavo Nielsen. Buon Salone a tutti! ¡Qué le vaya bien!"

1.4.25

IL FIORE AZTECO / CHIARA TEMPESTA CAZZATO

 


"L'Argentina di cui tanto si sente parlare in questi giorni vive e rivive storie di oppressione.

Il fiore azteco è un romanzo, ma è anche uno spaccato di storia vista attraverso gli occhi di Fabio, prima bambino che vive con la nonna e poi giovane uomo, militare, costretto come tanti ad arruolarsi per una guerra scellerata.

In questo racconto si può dire che un'unica cosa salverà il potagonista: la magia.

La magia riempirà la sua giovinezza, i suoi sogni erotici e tornerà utile tante volte.

Gustavo Nielsen ci racconta un' Argentina di ieri che potrebbe essere anche quella di oggi, ci parla della povertà, della paura e della guerra con gli occhi di chi la vive da dentro, con lo stupore di chi saluta un mondo fatto di amici, vicini di casa e nonna per arrivare alla vita militare, alla disparità tra chi ha il potere e il popolo.

Oggi più che mai è importante scoprire questo meraviglioso scrittore argentino."

Traduzione di Giovanni Barone

31.3.25

IL FIORE AZTECO / GIANNI BARONE


C'e un karma pesante dal quale gli argentini non riescono a liberarsi. Un karma che parte da lontano e che ha fatto scontare all'Argentina, splendido paese e splendida gente peraltro, continue crisi economiche, politiche, sociali, umanitarie. Una storia drammatica che è sempre viva nella memoria di ognuno di noi. Eppure, nonostante tutto, "el gran pueblo argentino", sopravvive, resiste. Cerca di andare avanti anche se, come in un malefico gioco dell'oca, spesso si ritrova di nuovo al punto di partenza.

Sul piano della narrativa contemporanea (figlia di un passato inarrivabile e unico al mondo), cui mi sto applicando per scovare e far conoscere ancora nuovi autori, noto la tendenza a creare universi paralleli, mondi nuovi ricreati, distopie, fughe dalla realtà o trasformazione della realtà in letteratura. Con altri linguaggi, mi sembra che nel canone persista ancora la presenza pregnante del fantastico e del surreale, che leggo come risposta a realtà ostili e non condivisibili. Come rifugio.
E in questo senso, tra i tanti altri, trovo paradigmatico il romanzo "Il fiore azteco" di Gustavo Nielsen, uscito da Tempesta circa sei mesi fa. Il romanzo fu pubblicato in Argentina nel 1997, ma da allora ad oggi non possiamo certo dire che lì le cose siano diventate più vivibili, anzi! Nielsen aveva ambientato la sua storia negli anni '80, il periodo tragico della dittatura, dei desaparecidos, della guerra delle Malvinas e, allora come ora, la realtà -anche se per altri versi- continua ad essere drammatica, ostile: si sono siccedute democrazie apparenti, in cui chi governa indica soluzioni suggerite da oligarchie estere e comunque opera per interessi personali o di casta. La fuga simbolica nella magia e nel sogno è nel romanzo di Nielsen una risposta e allo stesso tempo una denuncia occulta delle cose che non funzionano, allora come ora. Il libro diverte per le ingenuità che compie da piccolo il protagonista con i suoi giochi di magia; in seguito il registro diventa drammatico perché l'autore racconta la guerra e la corruzione dei militari. La magia viene abbandonata dal protagonista ma poi, rientrato dalla guerra, c'è la grande delusione per un paese che non riesce a ripartire, afflitto dai soliti mali: corruzione, malgoverno, povertà diffusa. Un paese che non sa offrire felicità ai suoi cittadini. Per questo, il protagonista si rifugia nuovamente nella magia e nel sogno.
Un romanzo emblematico dunque di una situazione politica, economica e sociale di un paese che non riesce a decollare. Un ricorso alla fantasia e alla fuga dalla realtà che riscontro anche in molti nuovi autori della narrativa argentina. Perché la letteratura è sempre una chiave di lettura della realtà."

11.2.25

L´ODORE DEI CORTILI E IL FIORE AZTECO / BORDER LIBER


Articolo di Antonio Danise. In copertina: “L’odore dei cortili” di Giuliano Brenna, Il ramo e la foglia edizioni, 2024 e “Il fiore azteco” di Gustavo Nielsen, Tempesta editore, 2024, traduzione di Giovanni Barone

È un po’ che non leggo un nuovo romanzo ambientato a Lisbona. Ho precisato ‘nuovo’ perché in realtà di tanto in tanto mi piace ritornare sulle pagine di qualche romanzo dove la città portoghese è sullo sfondo, come, ad esempio, in qualche libro di António Lobo Antunes.

Quanto a romanzi di autori argentini o con ambientazione rioplatense, invece, negli ultimi tempi ne ho letti diversi. Oggi vorrei dire qualcosa su L’odore dei cortili, di Giuliano Brenna, edito da Il ramo e la foglia, e su Il fiore azteco, di Gustavo Nielsen, uscito per Tempesta editore, nella traduzione di Giovanni Barone.

Ne parlo non tanto per raccontare le vicende narrate, piuttosto perché vorrei evidenziare alcuni temi che attraversano i due romanzi. Sono gli ultimi due libri da me letti. Ma non è questo il motivo per cui ne parlo. O forse sì. Però leggendoli uno di seguito all’altro mi è sembrato di trovare più di un punto in comune.

Intanto, entrambi i libri sono stati pubblicati negli ultimi mesi del 2024. Ed entrambi possono essere considerati dei romanzi di formazione. Scorrendo le pagine dei romanzi assistiamo alla crescita e alla ricerca di identità dei due protagonisti maschili, Mattia nel caso di L’odore dei cortili, e Fabio relativamente a Il fiore azteco.

Altro elemento comune è la mancanza della figura materna nei due protagonisti. Mattia e Fabio diventano adulti senza l’affetto di una madre. Mattia, che non ha conosciuto nemmeno il padre, cresce con la zia, mentre Fabio con la nonna.

“L’odore dei cortili” e“Il fiore azteco” sono caratterizzati da scene in cui vengono rappresentate pratiche sessuali non comunemente considerate ortodosse. In uno, nel romanzo di Brenna, sono presenti in maniera prevalente rapporti omosessuali fra i vari personaggi e a volte anche di natura sadomasochistica, mentre nel romanzo dell’argentino assistiamo di frequente a scene di masturbazione da parte di Fabio, invaghito di María Marta, sorella di Carlos, il suo migliore amico, ma soprattutto della donna senza gambe, che dà il titolo del romanzo, e che Fabio ha scoperto in un libro di magia da cui ricava i trucchi per realizzare i suoi spettacoli.

Lo sfondo culturale e storico dei romanzi è quello di contesti di dittatura militare, di torture e di violenza. Nel romanzo di Brenna vengono rievocati episodi di repressione da parte della Pide che provocano, fra altri, già nelle prime pagine, l’assassinio della madre di Mattia in quanto ritenuta sospetta.

In quello di Nielsen la dittatura militare ci viene presentata attraverso le deliranti vicende di soldati argentini inviati a combattere nelle postazioni militari nella guerra delle Malvinas. Un episodio che l’autore conosce bene per essere stato coinvolto personalmente nella guerra.

Il senso di colpa è un altro elemento presente in entrambi i romanzi.

In L’odore dei cortili, Mattia si porta dietro il senso di colpa per non essere riuscito a proteggere la madre, uccisa per un equivoco dalla polizia politica. Il capitano Green, altro personaggio del romanzo, sente la necessità di cambiare identità, nel tentativo di cancellare un passato in cui si è reso protagonista di azioni di repressione e violenza nei confronti dei dissidenti e degli oppositori al regime dittatoriale.

Il senso di colpa ne Il fiore azteco emerge, assumendo anche la connotazione di tradimento, quando Fabio, ad esempio, si trova a riflettere sul fatto di essere riuscito a evitare l’arruolamento diretto, a differenza di Carlos e di altri ragazzi che invece sono stati coinvolti dalla giunta militare argentina nell’impresa, che si rivelerà fallimentare, di controllo delle isole Malvinas, dai più considerate terre inospitali e inutili. Il senso di colpa in Fabio si accentua ancor di più quando Carlos si ammala e viene ricoverato in ospedale.

Ho trovato interessante il fatto che certe opere riescano a dialogare tra loro anche quando le trame appaiono molto diverse e quando gli autori provengono da aree geografiche molto distanti. La buona letteratura fa anche di questi miracoli."


¡Gracias Martino Ciano!

10.2.25

LIBRO OLVIDADO, EVENTO OLVIDADO

 LA FLOR AZTECA

Escribí “La flor azteca” a los veinticinco años, para exorcizar mi trauma de guerra de Malvinas, que me marcó aun sin haber estado en tierra de combate. Mi amigo Quico, de infancia y juventud, murió de cáncer a los diecinueve años, tal como lo describo en el libro. Salvo su enfermedad y la guerra, todo lo demás es ficción. Planeta fue la editorial que sacó el libro en 1997, porque yo no me animé a publicarlo antes. Sin embargo, lo mandaba a concursos, como si necesitara un permiso -o una garantía- para contarles mis pesares a los desconocidos. Solamente conseguí quedar como finalista en un premio Planeta, y la editorial decidió, sin demasiadas ganas, que valía la pena verlo editado. Tuve incidencia en la ilustración de tapa, pero no en el diseño, que me pareció horrible (y plagiado de una tapa extranjera que me mostraron, lo que me produjo más repulsión). Tampoco pusieron en el texto de contratapa que la acción estaba cruzada por la guerra, parte fundamental de lo que quise decir en mi historia, y cuando se los hice notar me dijeron que no podía corregirse porque la editora se había ido de vacaciones. La publicación fue un destrato continuo y gratuito. El libro tuvo muchas y buenas críticas y se vendió bastante bien a pesar de todo.

RESUMEN

Es una novela de iniciación. Acompañamos a Fabio, el protagonista, a lo largo de distintas etapas de su vida de prestidigitador aficionado, deslumbrando a su barrio adentro del garaje de su abuela. Desde niño estará obsesionado por un truco de salón denominado “La flor azteca”, una mujer sin piernas expuesta sobre una bandeja, que lo acompañará en sus delicias masturbatorias.

“La flor azteca” es una novela erótica y tierna, atravesada por la realidad argentina durante la guerra de Malvinas.  

El personaje Fabio ha sido comparado con Holden Caufield por la prensa italiana.

Dijo sobre “La flor azteca” el escritor Marcelo Di Marco: “Se entiende más lo que pasó en la guerra de Malvinas leyendo este libro de Gustavo Nielsen, que consultando todos los periódicos y revistas de la época”.

21.1.25

EL TRUCO DE ROBERTO ALBINI / "EVVIVA LA BUONA SCRITTURA"

"Raramente mi spendo in elogi per qualcosa che ho letto. Ma questo libro, "Il fiore azteco", mi ha catturato fin dalle prime pagine per il suo stile crudo e allo stesso tempo romantico. Una storia che si dipana nell'arco di un trentennio, partendo dall'infanzia, attraversando una guerra, quella delle Falkland, e arrivando all'età adulta. Un protagonista dall'animo scuro, che sa morire e rinascere più volte, inseguendo un amore immaginario e immaginifico. File rouge di tutto il romanzo è la magia, intesa come prestidigitazióne. Ed è per questo che dedico all'autore e al libro il mio trucco. Evviva la buona scrittura."



13.1.25

IL FIORE AZTECO / GIANNI BARONE

"Oggi vorrei proporre un breve testo che Gustavo Nielsen, l'autore de "Il fiore azteco" (Tempesta Edizioni), ha scritto dopo i tanti commenti al suo romanzo pubblicati su questo social.
L'ho tradotto sperando di essere riuscito a rendere i sentimenti controversi (dolore, rimozione, sensi di colpa) che Nielsen nel tempo ha provato e che certe memorie fissate ne "Il fiore azteco" contribuivano a risvegliare. Questo scrive Gustavo:
Hola mis queridos lectores italianos, non potete immaginare quanto mi rendano felice le vostre recensioni e i commenti a "Il fiore azteco" nei blog e nei media.
Voglio che sappiate che le cose più tristi del romanzo sono reali e autobiografiche -l'arruolamento per il conflitto delle Malvinas e la morte precoce del mio amico Quico (Carlos nel testo)-, e che la tristezza che questi due avvenimenti hanno continuato a produrre nel corso della mia vita ha fatto sí che io non abbia più voluto parlare di quel romanzo (una sorta di rimozione) fino a poco tempo fa.
Peró ora molte cose sono cambiate: devo riconoscere che mi sono sentito onorato per la pubblicazione del libro nel paese di mio nonno Vicente e credo anche che la traduzione e le buone crítiche abbiano contribuito a farmi superare il mio trauma. Mi ha aiutato molto vedere il testo e i vostri commenti in una lingua diversa dalla mia e sto accettando con più consapevolezza tutto ciò che mi era accaduto in quegli anni: la traduzione provoca un distacco, una distanza (lieve perché tra italiani e argentini ci capiamo facilmente) che facilita l'attenuazione e l'oblio.
Oggi Il fiore azteco che ho qui con me nell'edizione di Tempesta scioglie i nodi della mia memoria e finalmente mi regala serenità; ora può circolare il più possibile, in ogni luogo, perché ovunque si possa leggere del dolore di un ragazzo di 18 anni arruolato per farlo combattere in una guerra assurda.
Credo, ora più che mai, di aver lasciato un granello di sabbia in quella spiaggia di fronte alle isole, un granello minimo ma ricco di senso e di valore. Voi mi avete aiutato a ritrovarlo. Grazie."

8.1.25

"EN EL LEGADO DE MAFALDA" / MARÍA CATERINA PREZIOSO


 "Il fiore azteco è un romanzo magico e irriverente nato dalla penna dell’argentino Gustavo Nielsen come solo una scrittura latino americana ci può donare. Tradotto con maestria da Giovanni Barone esce con Tempesta Editore una piccola casa editrice indipendente, piccola ma solida che ha fatto della propria necessità di esplorare il mondo dei diritti civili un proprio marchio di fabbrica.
La prima copia stampata il 30 settembre del 2024 non è una data a caso, Il fiore azteco esce nel giorno nel quale, nel 2020, muore a ottantotto anni, Quino il fumettista argentino “padre” di Mafalda. Le strisce di Mafalda, Libertà, Manolito, Felipe, Susanita, Miguelito, ci hanno fatto tanto sorridere e riflettere su una realtà non solo argentina ma che è diventata assolutamente “universale”, capace di parlare agli adolescenti di allora e agli adulti di oggi, cibo per la mente del quale oggi più che mai se ne sente il bisogno. Ed è la stessa sensazione che si ha leggendo Gustavo Nielsen che sembra conoscere le parole giuste, esatte per farci entrare con delicatezza sfrontata nel mondo di Fabio il protagonista de Il fiore azteco."

7.1.25

"FABIO, UN HOLDEN CAULFIELD QUE HABLA ARGENTINO" / DARIO ZIZZO

 


"Buonasera, in questo sabato italiano, come canterebbe Sergio Caputo, scrivo le mie considerazioni su 'Il fiore azteco’ dello scrittore argentino Gustavo Nielsen, tradotto in italiano da Gianni Barone. Stiamo parlando di un romanzo di formazione, con uno spiccato carattere comico secondo me, una comicità plautina direi, anche se ciò non lo rende immune da una malinconia che ne costituisce quasi una seconda pelle; talvolta le due cose s’intersecano e finisci col ridere anche su un letto d’ospedale; c’è, potremmo dire, il riso commosso che puoi trovare nelle grandi opere, perché la vita questo è, uno strano, innaturale connubio tra risate e lacrime.

Il protagonista, Fabio (suo il punto di vista), è un ragazzo argentino con la passione dei giochi di magia, in particolare per il fiore azteco, una donna che vede raffigurata, solo nel suo busto, in un libro sulla prestidigitazione.
Come tutti i suoi coetanei, attraversa la turbolenza ormonale, sperimentando un sesso onanistico, che ha, come oggetto contemplativo, una ragazza, Maria Marta, sorella di Carlos, suo migliore amico, con doti da contorsionista, e non solo; ma c’è anche spazio per la tenerezza, quella delle parole di Fabio davanti a una ragazza mentre gli dà le carte: “...sfiorare le sue dita al passaggio delle carte, socchiudere gli occhi sentendo quell’infinitesima carezza, quella minima richiesta di pelli che non si sono ancora baciate, che non si sono amate.”
Il romanzo non di rado è popolato da un’umanità variopinta, parte della quale assiste allo spettacolino di magia messo su in un garage: “C’erano anche il vicino dell’angolo, la pettegola che abitava a metà della strada, col suo fidanzato pieno di soldi, i fratellini Martinez, la cilena dell'alimentari, le sorelle Rapazzo (la più grande con un bebè in braccio), la ragazza che abitava di fronte, anche lei madre single ma che aveva ceduto il bambino a una coppia ed era caduta in depressione, la vecchia Lavandina e la nonna. Il barbone che abitava nella stessa strada dava un’occhiata alla porta del garage senza entrare. Una questione di odori ci allontanava dal suo corpo, per questo non lo facevamo entrare”.
Il gioco di prestigio del fiore azteco è talmente un’ossessione per Fabio che, durante la naia, nell'incontro con una prostituta, il primo con una donna, viene accarezzato dall’idea di riprodurlo con lei, piano poi scartato per la presenza di fango nei suoi piedi, cosa che non avrebbe reso onore al numero di magia; tra l’altro, particolare gustoso, da commedia sexy all’italiana (una di quelle sul mondo militare per l’esattezza), a pagare la marchetta è un sottoufficiale che alla fine offre a Fabio anche un gelato, una sorta di premio.
L’ opera parla pure del conflitto anglo-argentino per la contesa delle isole Malvine, nei primi anni Ottanta; alla drammaticità delle sorti dei soldati argentini che sono nel teatro di guerra si oppongono le vicende più amene, ridanciane, di quelli (tra questi Fabio) rimasti in patria, si pensi alla moglie del tenente, sempre truccata vistosamente, che lo chiama "bonbon".
La magia attraversa questo splendido romanzo (che ci dimostra ulteriormente quali doni ci sappia portare la letteratura latinoamericana), non solo quella dei giochi di prestigio, ma anche e soprattutto quella della gioventù a cui appartengono i suoi personaggi principali, la gioventù col suo sesso alle volte più immaginato che consumato (come in questo caso), con le grandi amicizie, quelle del “saremo amici per sempre”, come nel caso del legame tra il personaggio principale e Carlos, una storia nella storia.
Nel corso del romanzo noi vediamo crescere Fabio, forse solo anagraficamente, perché essenzialmente resta ancorato ai suoi sogni erotici adolescenziali; Fabio, forse, è un ragazzo che non vuole crescere, un Holden Caulfield che parla argentino."

6.1.25

CINECORRIERE.IT / RENATO MARENGO

"Tra i nuovi libri pubblicati da Tempesta Editore sta ottenendo grandi consensi di pubblico un romanzo di formazione, divertente, scandaloso, commovente, drammatico, anticonvenzionale. Si tratta de Il fiore azteco dello scrittore argentino Gustavo Nielsen, che Tempesta, con l’occhio acuto dell’editore attento, ha saputo intercettare e proporre ai lettori italiani, assumendosi il rischio di puntare su un autore tradotto per la prima volta in Italia.

Ma la scommessa ci sembra ampiamente vinta. La trama è di quelle accattivanti: Fabio, un ragazzino che vive con la nonna nella periferia di Buenos Aires, ha la passione per gli esperimenti di magia. Nel garage di casa organizza spettacolini per il vicinato e lì, insieme all’amico Carlos (che ha una sorella che suscita le sue delizie masturbatorie), sogna di poter realizzare la madre di tutte le magie: il fiore azteco, cioè l’esposizione del corpo di una donna che al pubblico apparirà tagliata a metà e deposta su un vassoio. Le vicende si rincorrono con grande velocità. Ben presto Fabio e Carlos saranno arruolati e inviati nel sud dell’Argentina: è l’anno della sciagurata guerra che viene dichiarata alla Gran Bretagna per il possesso delle isole Falkland-Malvinas. Da questo punto in poi l’autore (oggi architetto e scrittore di successo ma che è stato recluta e personalmente coinvolto in quelle manovre militari) ci presenta un quadro impietoso dell’Argentina, tra corruzione, prepotenze dei militari e parassitismo e inefficienza dei burocrati e dei funzionari ministeriali. Ci saranno poi sviluppi drammatici che riguardano l’amico Carlos, la sorella e Carmen, una ragazza ricoverata nello stesso reparto dell’ospedale dove si trova Carlos. Il finale del romanzo è sorprendente, con pagine di forte carica erotica e sognante visionarietà."

¡Grazie Renato!

17.12.24

IL FIORE AZTECO / FABRIZIA BERTELLI


" Il fiore azteco" di Gustavo Nielsen è la storia straordinaria di tre personaggi che resteranno per sempre nella memoria di chi leggerà questo libro : Fabio, un ragazzo argentino innamorato della magia, la sua indomita, ironica, fantasiosa nonna e Carlos, l'amico del cuore che, come Houdini, sapeva accorciare le sue ossa fino a diventare piccolo piccolo.
Ed è soprattutto la storia dell'amore che legherà per tutta la vita Fabio al Fiore Azteco, la donna divisa in due durante un gioco di prestidigitazione che vive con la metà superiore posata sopra un vassoio.
È un amore che sa di follia, un'ossessione che lega Fabio al Fiore Azteco, ai suoi occhi neri, al collo sottile, alle braccia incrociate sotto il seno, con tutto il resto che semplicemente manca.
E mentre gli anni passano e la Storia si accanisce sull'Argentina, travolta dalla guerra per le Malvinas e da una spaventosa crisi economica, Fabio continua ad amare i misteri della magia, rifugiandosi nei sui ricordi di bambino, quando organizzava piccoli spettacoli nel garage della sua casa con l'aiuto dell'impagabile nonna e dell'amico Carlos. Ma è la passione invincibile per il Fiore Azteco che accende i suoi sensi e cancella tutto il resto
Ho trovato nel romanzo questi personaggi di grande spessore, profondi, che si stagliano sullo sfondo di una nazione povera e violenta, in cui la magia rappresenta forse una via di fuga.
"Il fiore azteco" è un romanzo di formazione; coinvolge il lettore, commuove, diverte. Un grazie sentito al suo autore e al traduttore, l'amico prezioso Gianni Barone, maestro nell'arte di rendere in una lingua diversa, storie ed atmosfere meravigliose."

16.12.24

IL FIORE AZTECO BOOK OF THE DAY / THE BOOK ADVISOR, RICCARDO SAPIA


 «Cara Maria Marta, non c'è nostalgia peggiore di dimenticare quello che non è mai accaduto, come dice la canzone. E io sono qui, solo, mentre fischio il ritornello in mezzo a tante crudeltà e panico, a odori di fucili. La nostra piccola storia: quello che non successe. Soltanto per questo ti mando il migliore dei baci. Fabio»

È una storia di formazione, questa, con tutti gli imprevisti e gli ostacoli, e i cambiamenti improvvisi che possano capitare, o che possano essere capitati a ognuno di noi. Ma c'è una costante che tiene in pugno la vita del protagonista, il Fiore Azteco, un sogno che malgrado tutti i manuali di magia di cui Fabio possa avvalersi, rischia, ahimè, di rimanere un sogno. ❣️

29.11.24

IL FIORE AZTECO / GIORDANO VEZZANI


 "Dopo l'intervento dell'amica Anna Verlezza, che ha commentato in diretta Il fiore atzeco di Gustavo Nielsen nella traduzione di Gianni Barone, mi è davvero difficile aggiungere qualcosa di nuovo. Tuttavia ci proverò lasciando andare i pensieri in libertà, senza pretese, perché il libro esige considerazione e non merita di essere trascurato o ignorato. Non riassumerò la trama, ma solo alcune impressioni generali.

Il titolo ricorda un numero classico di prestidigitazione, dove una donna viene tagliata in due parti con una grossa sega. La donna dimezzata ricorda la metafora della colpa originale che, in un'ottica patriarcale, sarebbe insita nell'ambiguità naturale della donna, in quella che è la classica dicotomia tra donna angelicata, spirituale e trascendente /vs/ donna tentatrice, carnale e immanente. In una società fortemente caratterizzata da certi valori tradizionali latini, non stupisce che il giovane Fabio, in piena turbe ormonale adolescenziale, sia combattuto tra desiderio e senso del peccato, tra purezza e sporcizia, tanto da scegliere il disimpegno fuori dalla realtà, in una femmina dimezzata che rappresenti l'appagamento fai da te, il sesso facile, quello che fan tutti. Infatti la masturbazione è la costante del romanzo, almeno finché non si perviene a una risoluzione del conflitto, ma per quello bisogna leggere il finale del libro. La masturbazione è la droga di Fabio per distaccarsi dal malessere, per autopunirsi o gratificarsi a seconda degli eventi, ma è anche sublimazione del sesso, una rinuncia all'altro, quello degli adulti, per senso di inadeguatezza. Il protagonista nella scoperta del proprio corpo e nella sua crescita non è solo. Il suo amico Carlos lo accompagna e gli fa da contraltare. Carlos è dei due quello meglio equipaggiato, dei due è lui quello dominante, almeno finché una tragica malattia capovolge le sorti e il protagonista può così cominciare il suo riscatto, attraverso un personale calvario.
Fabio a suo modo è un ribelle passivo, uno che resiste alle storture della vita, e per farlo sceglie una visione barocca del mondo dove ciò che appare non è vero. Nella scelta del suo gioco, che poi diventa un modo di essere, la prestidigitazione, il ragazzo mette in contrapposizione le contraddizioni, gli inganni, dell'esistenza. Mi riferisco ai valori ingannevoli che accompagnano la vita delle persone che lastricano la strada delle loro esistenze con valori come il successo, l'amor patrio o il lavoro sicuro sotto l'ala dello Stato, convinte di godere di una felicità o anche di una realizzazione di sé, ma che in realtà non fanno altro che praticare un diverso onanismo, portatore di frustrazioni. Certi valori nel libro sono visti come squallidi quando portano a inutili guerre (la guerra delle Falkland) e al dolore (perpetrato nelle madri di Plaza de Mayo) o quando sono inutili carrozzoni burocratici statali che ingannano la povera gente. E l'inganno è un po' il tema che attraversa il libro, che si fa appunto autoinganno personale e sociale di cui la masturbazione è metafora. Anche Carlos inganna, anche lui ribelle passivo per appartenere a una categoria sociale emarginata, e rifiuta il sistema ingiusto e sostanzialmente repressivo. Nel gioco degli archetipi letterari è l'aiutante che si fa vittima per permettere al protagonista di crescere, di andare avanti. Alla fine, mi pare, gli unici valori che si salvano sono gli affetti famigliari e l'amicizia, l'amore, gli unici che danno senso alla vita, anche se spesso li si scopre per sottrazione, per la loro mancanza. Forse a qualcuno una visione conclusiva di questo tipo può sembrare riduttiva e banale, ma io non lo credo, perché, sempre secondo me, per sentirci umani non abbiamo così tante altre opzioni."